Francesco V

Francesco Ferdinando Geminiano nacque a Modena il 1 giugno 1819, figlio maggiore del Duca Francesco IV e della Duchessa Maria Beatrice nata Principessa di Savoia. Il 30 marzo 1842 sposò la Principessa Adelgonda di Baviera, la coppia ebbe una sola figlia, Anna Beatrice, nata il 19 ottobre1848 e morta l'anno successivo, l'8 giugno 1849. Alla morte del padre Francesco IV, il 21 gennaio 1846, Francesco Ferdinando divenne duca regnante di Modena col nome di Francesco V. Durante il suo regno il Ducato raggiunse la massima espansione territoriale con l’acquisizione, alla morte della Duchessa Maria Luisa di Parma, del Ducato di Guastalla e dei feudi Imperiali della Lunigiana ceduti dal Granducato di Toscana al quale fu annesso il Ducato di Lucca in seguito alla restaurazione dei Borbone nel Ducato di Parma. L’ultimo ampliamento territoriale avvenne nel 1850 con la cessione da parte dell’Austria di Rolo in cambio della rinuncia di Modena ad alcuni diritti esercitati sulla navigazione del Po. A Francesco V si deve l'introduzione a Modena della ferrovia (1851), del telegrafo (1853), dei francobolli e del sistema metrico decimale (1853) e, sempre sotto Francesco V, Modena divenne anche sede Arcivescovile (1856).  Dal 1849 il Duca intraprende la riforma legislativa resasi estremamente necessaria, i lavori, affidati ad una apposita commissione si protrassero fino alla seconda metà del 1855. Il Codice civile estense viene promulgato con decreto il 25 ottobre 1851 ed entra in vigore il primo febbraio 1852, mentre quello di Procedura Civile il 14 giugno 1852 ed entra in vigore il 1º novembre 1852. Più lenti sono i lavori degli altri due codici, quello Criminale e di Procedura Criminale, entrambi i codici sono promulgati con un unico decreto il 14 dicembre 1855, per entrare in vigore il 1º maggio 1856, formando cosi un unico corpo di leggi: Il Codice Criminale e di Procedura Criminale per gli Stati Estensi. Anche il Ducato di Modena fu coinvolto dai moti che sfociarono nella guerra tra il Regno di Sardegna e l’Impero Austro-Ungarico (1848), Francesco V con la duchessa Adelgonda, per evitare inutili spargimenti di sangue lasciò la sua capitale nominando un governo provvisorio e si ritirò a Bolzano. Le vicende della guerra con la conseguente sconfitta dei piemontesi a Novara, consentirono il suo rientro in patria. Il Duca non si dimostrò vendicativo, solo i capi della rivolta ed i delinquenti comuni furono puniti, ai primi fu consentito di lasciare il Ducato. Un nuovo periodo di relativa tranquillità consentirono a Francesco V  di riprendere la strada intrapresa delle riforme e tra le principali ricordiamo la legge sul reclutamento militare del 3 aprile 1849, la legge sulla costituzione della milizia di riserva del 10 aprile 1849; la legge del 24 febbraio 1851 con la quale sono stabilite le relazioni tra Stato e Chiesa; il Regolamento di Polizia del 1854, redatto dal Ministero del Buon governo che affidava la competenza a giudicare e a punire agli stessi organi di polizia al fine di garantire una capacità di intervento rapida, efficace e mirata; la legislazione speciale d'emergenza, per quanto concerne la materia dei delitti contro l’ordine pubblico e contro la stabilità del potere e del sistema politico, compendiata e razionalizzata nel decreto del 4 gennaio 1854, caratterizzata da tecniche di giudizio semplificate, con lo scopo di ottenere interventi. Il 3 marzo 1859, infine, viene promulgato il Codice di Commercio, compilato a cura dei Ministri di Grazia e Giustizia e delle Finanze, che, a seguito dell’occupazione del Ducato, non entra in vigore. Quando Francesco V  lasciò Modena fu seguito dal suo esercito oltre 3500 soldati che formavano la  "Brigata Estense" e che fu aggregato alle truppe austriache. Dopo quattro anni di permanenza nel Veneto in diverse località, dall'Austria giunse l'ordine di scioglimento. La cerimonia si svolse a Cartigliano Veneto nei pressi di Bassano il 24 settembre 1863, il Duca consegnò ad ognuno una medaglia di bronzo con da un lato la sua effige e dall’altro la scritta Fidelitati et constantiae in adversis. All’atto dello scioglimento la brigata contava 2722 (ricordiamo che nel primo periodo di permanenza nel Veneto aveva raggiunto i 5000 effettivi in seguito all’arruolamento di molti giovani provenienti dai territori del Ducato) 156 ufficiali e 955 militari di truppa chiesero ed ottennero, come previsto dagli accordi, di entrare a far parte  della Imperial Regia Armata Austriaca.  Ricordiamo che nel periodo di permanenza dell’esercito modenese nel territorio veneto fu ventilata la possibilità di trasferire lo stesso nello Stato Pontificio a difesa del Pontefice e furono intraprese trattative in tal senso ma non si concretizzarono a causa dell’occupazione del territorio papale ad opera dei piemontesi che, schierando la flotta ad Ancona,  impedirono di fatto il trasporto che doveva essere effettuato dalle navi austriache. Nel 1861 a Francesco fu offerta la corona imperiale del Messico, il Duca ringraziò per la considerazione e spiegò la rinuncia con queste parole riportate nelle sue memorie “.. riguardando io la piccola sovranità di Modena più come un dovere che come un diritto, non ero in alcun modo disposto a rinunziarvi, nemmeno a fronte di qualsiasi compenso, fosse pure brillante, vantaggioso e lusinghiero….” .   Francesco V  trascorse  gli  ultimi  anni  della  sua  vita  compiendo  viaggi  e  alternando  i  suoi  soggiorni  tra  la villa del Catajo a Battaglia Terme,  il Castello  di  Wildenwart  in  Baviera  ed  il  palazzo Modena di Vienna dove si spense il 20 novembre 1875. Fu sepolto nella Cripta Imperiale della Chiesa dei Cappuccini. Francesco V, non avendo discendenza diretta, dispose con testamento che dopo la sua morte i diritti estensi rinvenissero al ramo principale degli Asburgo-Lorena e nominò suo erede l'Arciduca Francesco Ferdinando ponendo però alcuni vincoli per il mantenimento di questi diritti: essere nato da matrimonio di rango, assunzione del nome Austria-Este, inquartare nel proprio stemma l'aquila bianca d'Este in campo azzurro, parlare correttamente italiano e non essere titolare di altra sovranità. L’eredità di Francesco V comprendeva un ingente patrimonio sul quale impose all’erede tre legati: il 1° di Lire Italiane 12.000 da distribuirsi nelle terre dell’ex Ducato di Modena Lit. 6.000 per gli Stabilimenti Cattolici e Lit. 6.000 per le famiglie povere a scelta dell’Erede sentito il parere dell’Arcivescovo di Modena e di due Secolari designati dallo Stesso. Il 2° di complessive Lit. 24.000  in favore di sudditi estensi rimasti fedeli al giuramento di fedeltà al loro Duca  da erogarsi in Lit. 12.000 per i primi 5 anni, Lit. 8.000 per i successivi 5 anni ed infine Lit. 4.000 per ulteriori 5 anni, presumendo che a tale data tutti i sudditi che avevano prestato  giuramento di fedeltà, mantenendovi fede, sarebbero morti. Infine stabilì la creazione del   “Lascito Estense permanente”  dotato di ingenti fondi 200.000 Fiorini Austriaci e gestito da una commissione presieduta dall’Arcivescovo di Modena e della quale l’Erede doveva essere il tutore. I sussidi dovevano servire a sollevare miserie immeritate e ad incoraggiare giovani talenti  alle arti ed alla letteratura.  Il  lascito cessò definitivamente di operare nel 1919, la guerra che aveva visto soccombere l’Impero Austro-Ungarico ingoiò con la fortissima svalutazione i capitali lasciati da Francesco V ed investiti in titoli di stato austriaci. Resta comunque considerevole il numero degli anni nei quali l’opera benefica del Duca si protrasse.